Tra polvere, saloon e cieli sconfinati, il vecchio West ha dato vita a leggende tanto assurde da sembrare impossibili.
Eppure, alcune di esse sono giunte fino a noi diventando parte dell’immaginario collettivo.
👉 In questo episodio ti porto tra le “Tall Tales” del West, dove realtà e invenzione si confondono e l’eco delle leggende continua a risuonare nel vento.
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Trascrizione Episodio
Benvenuti a “Storie e Leggende dal Mondo”, il podcast con cui vi accompagno tra epoche e immaginari, alla scoperta di ciò che resta impresso tra storia e invenzione.
Oggi vi presento una figura nata tra le pieghe più polverose del vecchio West. Un nome famoso nei saloon, raccontato attorno al fuoco tra i canyon. Nonostante questo è un uomo che nessuno ha mai davvero visto… ma che tutti conoscono.
Si tratta di una storia esagerata, epica e a tratti delirante, ma sicuramente è una di quelle troppo grandi per sparire ed essere ignorate.
Fa parte di quelle che gli americani chiamano “Tall Tales”, dei racconti così incredibili ed impossibili da diventare leggenda.
Questa, è la storia di Pecos Bill.
Si dice che Bill sia nato durante la grande migrazione verso ovest, quando le carovane di pionieri tagliavano il continente a colpi di ruote e speranza. Ultimo di diciotto fratelli, un sobbalzo del carro lo scaraventò fuori mentre attraversavano il fiume Pecos, e passarono settimane prima che la sua stessa famiglia si accorgesse della sua assenza. Troppo tardi se ne accorsero… e troppo lontano era ormai Bill, che nel frattempo era stato trovato da un branco di coyoti.
No, non lo sbranarono, al contrario questi lo accudirono così che crebbe con loro. Una sorta di Tarzan, senza parola né nome proprio.
Correva più veloce del vento, ululava alla luna e masticava cactus come fossero caramelle. Aveva inoltre i riflessi di un serpente, e in tutto quel tempo, non aveva mai visto un altro essere umano. Finché un giorno, dopo anni selvaggi, qualcosa cambiò.
Un cowboy a cavallo di nome Chuck, lo trovò per caso mentre era diretto a sud lungo il fiume Pecos. Ecco che tra le rocce e le spine, scorse una figura a quattro zampe… ma era decisamente troppo grande per essere un coyote.
Quando riuscì ad avvicinarlo, si rese effettivamente conto che non era un animale, ma un ragazzo coperto di polvere e cicatrici che ringhiava e graffiava. Il giovane credeva proprio di essere un coyote come tutti gli altri della sua famiglia adottiva, ma il cowboy non si perse d'animo e iniziò ad imitarlo facendo gli stessi suoi versi. Questo era l'unico modo che aveva per guadagnarsi la sua fiducia, e dopo settimane passate insieme, gli insegnò anche a parlare.
Tuttavia faticò non poco per convincerlo che non era un coyote. Alla fine gli fece notare il dettaglio che loro avevano la coda. Il ragazzo, guardandosi le spalle, si rese conto che in effetti la coda non c'era.
Ed ecco che gli diede il nome Bill, e da quel momento in poi, il fiume Pecos gli fece da cognome.
Anche se imparò a parlare e a cavalcare, non disimparò mai ad essere un selvaggio.
Grazie a quella natura indomabile, divenne inevitabilmente il più incredibile cowboy che l'Ovest abbia mai conosciuto.
La prima volta che videro Pecos Bill domare un animale, non era un cavallo, ma un puma enorme che stava scendendo da una roccia con gli occhi stretti e le fauci aperte.
Dal canto suo, Bill era tranquillo, come se stesse osservando una mucca. Poi fece l'inpensabile. Si tolse il cappello, fece uno scatto in avanti, e saltò sulla sua schiena come se fosse un puledro da addestrare. Il puma ringhiava, graffiava l’aria, saltava tra i canyon e le pietre roventi… ma Bill lo tenne a bada aggrappato con le gambe e calmandolo con la voce. Per concludere, prese un serpente a sonagli che aveva arrotolato alla cintura, sì, avete sentito bene, e lo usò come lazo. Quando, dopo ore, il puma si accasciò stremato, Bill lo accarezzò come fosse un vecchio compagno.
E lo divenne per davvero, poiché da quell'incontro, lo seguì praticamente ovunque. Ma lui lo usava solo per le passeggiate. Perché quando doveva fare sul serio… Bill usava i tornado.
Un giorno il cielo cambiò colore. Dal blu all’argento, infine al nero. Il vento cominciò a urlare, e la terra tremava come se stesse passando una mandria di bufali impazzziti.
Stava arrivando un tornado. Uno di quelli veri. Che spazzano via le case, piegano gli alberi, e si inghiottono il sole. La gente fuggiva. Bill no. Lui si tolse la camicia, sputò per terra, e guardò quella spirale di rabbia come si guarda un toro nervoso nel recinto. Poi… ci saltò dentro.
I più dicono che lo cavalcò per tre giorni e tre notti, tenendosi stretto a un lampo, facendo schioccare il tuono come fosse una frusta. Secondo altri fu il tornado stesso che cercò di scappare, ma Bill lo riportò giù a calci. E quando ebbe finito, lo annodò come una corda, e lo lanciò lontano, nel deserto, dove da allora non cresce più nemmeno un filo d’erba. Quello fu il giorno in cui nacquero le Staked Plains, dicono, le pianure spoglie che si estendono tra Texas e New Mexico. E quando gli chiesero perché l'avesse fatto, lui disse che quel vento faceva troppo rumore. E doveva imparare a stare zitto.
Da quelle parti l'acqua scarseggiava, infatti non c'era ancora un fiume. Solo terra secca, cactus e il silenzio tombale della natura desertica. I pochi animali morivano di sete e i ranch si spegnevano nella polvere. Pecos Bill guardò quell'aridità e scosse la testa. Non era accettabile. Così, prese una pala, intenzionato a rimediare pensando di scavare un fosso, ma la ruppe dopo tre passi. Non si scoraggiò. Prese un grosso bastone e lo trascinò a terra, così forte che aprì una crepa lunga chilometri. Poi si mise a tirare la terra con le mani, come fosse sabbia da spostare, e tracciò una linea curva e perfetta, che serpeggiava tra canyon e vallate, fino al Messico.
Per riempirla d'acqua, andò a lassare una nuvola carica di pioggia e la trascinò fin lì sopra. Quando smise di scaricarsi, il fiume era finalmente lì. Largo, profondo e vivace.
Lo chiamarono Rio Grande.
E sapete perché?
Perché nessun fiume che nasce da un uomo così poteva avere un nome piccolo.
Tra tutte le cose che Bill aveva domato, puma, tornado, serpenti e deserti, ce n'era una che lo mise in ginocchio. Fu una donna. Si chiamava Slue-Foot Sue. Entrò nella sua vita presentandosi a cavallo di un pesce gatto gigante, mentre risaliva il Rio Grande come se fosse il viale di casa.
Aveva i capelli rossi come il tramonto del Texas, le pistole legate alle gambe, e il sorriso di chi non teme né Dio né fulmini. Quando scese dal pesce e guardò Bill negli occhi, lui, per la prima volta, non seppe cosa dire. Si innamorò a prima vista, così, senza spari e senza domare. Solo un colpo al cuore. Decise quindi di sposarla. Ovviamente anche il giorno delle nozze fu mitico.
C'era musica, polvere, tequila e leggende che si confondevano tra gli invitati. A un certo punto, però, Sue volle montare il cavallo personale di Bill, conosciuto con il nome Widow-Maker, letteralmente "crea vedove", ed era il cavallo più selvaggio e pericoloso che si fosse mai visto. Bill glielo vietò, ma lei insistette così tanto che alla fine cedette. Appena Sue montò in groppa, in un attimo fu in aria.
La sella scattò verso l'alto come spinta da un'esplosione. Sue precipitò, poi rimbalzò. Una volta. Due. Tre volte. Ogni rimbalzo era sempre più alto del precedente, fino a che… non tornò più giù.
Sebbene la forza di gravità fece il suo corso, non fu sufficiente. Slue-Foot Sue salì fino al cielo, per poi rimanere lì, tra le stelle, a galleggiare tra sogni e nuvole.
Bill la guardò sparire, e qualcosa, dentro di lui, si spense per sempre.
L'assenza di Slue-Foot Sue fu uno shock per Bill, e tutto quello che c'era di leggendario in lui cessò di esistere. Smise di raccontare storie, ma anche di ridere e pian piano, smise anche di farsi vedere. Si racconta che tornò nel deserto, là dove era stato cresciuto dai coyoti.
Si pensa anche che sia sparito tra le rocce, a cavallo di una nuvola bassa, fischiando al vento una melodia triste. Ma la parte più poetica della sua fine è quella in cui lo si immagina ancora là fuori, e che quando il cielo si fa arancione e il vento alza la polvere, si possono vedere orme giganti e serpenti arrotolati come lazi, appesi a vecchi pali secchi.
Forse non è mai esistito per davvero, o forse, come tutte le leggende, ha solo smesso di farsi trovare.
Semmai vi capiterà, inoltrandovi tra i canyon, di sentire un fischio nel silenzio del deserto, è solo Bill che là in alto cavalca ancora, seguendo il battito di un cuore che rimbalza tra le stelle.
Grazie per aver ascoltato questo episodio! Se vi è piaciuto potete condividerlo con qualcuno a cui piacciono le storie esagerate e seguire il podcast per scoprirne altre. Mi trovate sui social ma anche sul sito storieleggende.it.
A presto… con un’altra storia, da un angolo diverso del mondo, con "Storie e leggende dal mondo"!