Nelle credenze popolari dell’Africa australe, in particolare tra il popolo Zulu, esiste una figura che incarna paure antiche e moderne: il Tokoloshe. Piccolo, maligno e invisibile ai più, questa creatura appartiene al folklore sudafricano ed è ancora oggi evocata nei racconti, nei riti e persino nelle spiegazioni dei misteri quotidiani.
Il Tokoloshe, oltre ad essere una creatura leggendaria, è anche un simbolo potente delle paure collettive. Ovvero, rappresenta ciò che si muove nell’ombra, quello che non vediamo ma che percepiamo vicino. Anche ai giorni nostri, in alcune comunità, le persone alzano i letti da terra per proteggersi dal suo arrivo, mentre i guaritori tradizionali, i "sangoma", vengono interpellati per offrire amuleti, protezioni e rituali contro la sua presenza.
Questa figura continua ad avere un ruolo anche nel presente, diventando allo stesso tempo superstizione, metafora e spiegazione del male. Un ponte tra il mondo spirituale e quello umano che non smette di inquietare e affascinare.
👉 Nell’episodio del podcast scopriamo chi è il Tokoloshe, perché è temuto e come la sua leggenda abbia attraversato il tempo fino ad arrivare ai giorni nostri.
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Trascrizione Episodio
Benvenuti a "Storie e Leggende dal Mondo", il podcast che tratta i miti e le leggende che si annidano tra diversi popoli e culture in giro per il globo.
Il viaggio di oggi ci porta in Sudafrica, tra township, savana e sangoma, i guaritori tradizionali che curano le persone parlando con gli spiriti degli antenati. Ma il nostro protagonista è un altro. È una creatura piccola, pelosa, che gira di notte senza lasciare impronte.
Volete sapere chi è davvero questa creatura?
Lo chiamano Tokoloshe, o in altra variante, Tikoloshe.
Chissà da dove salta fuori?
Ve lo dirò tra pochissimo, ma sappiate che c'è ancora chi dice di averlo visto, ai giorni nostri, in pieno ventunesimo secolo.
Il Tokoloshe viene descritto come una creatura bassa, pelosa, con occhi incandescenti e una bocca esageratamente larga per il suo volto. A volte ha tratti da gnomo, altre volte da demone acquatico.
E se pensate che il suo aspetto sia la parte più inquietante, provate a immaginare di non poterlo vedere affatto, perché quasi nessuno ci riesce. Solo chi è maledetto, dicono in certe zone. O, come dicono altrove, solo i bambini. Tutti gli altri… ne sentono solo gli effetti.
Ora però la storia si complica. Se chiedete, a chi lo conosce, da dove arriva questo essere, la risposta cambia a seconda di chi la racconta. Oggi lo si fa passare un po' ovunque come leggenda nativa zulu. Ma già centocinquant'anni fa, un missionario che raccoglieva racconti tra questa tribù, si sentì rispondere da un suo informatore che no, tra loro il Tokoloshe proprio non esisteva, era roba arrivata da fuori, dagli xhosa. Cent'anni più tardi, un'antropologa che aveva vissuto per mesi in un villaggio zulu sentì dire, praticamente parola per parola, la stessa cosa. Buffo, no? Una leggenda che, ovunque la si racconti, c'è sempre qualcuno pronto a giurare che non è "sua".
Comunque sia, la creatura che conosciamo oggi si evoca, di solito, per mano di uno stregone, per tormentare, spaventare o, perché no, uccidere qualcuno. Ma non è stato sempre così. Chi ha raccolto queste storie generazioni fa racconta di un tempo in cui era più che altro un piccolo mascalzone. Si limitava a rubare, a fare dispetti e a spaventare senza cattiveria. Diventa un'arma solo nel momento in cui qualcuno lo cattura e lo mette al proprio servizio.
Ma non sempre attacca. Spesso si limita a disturbare il sonno, appesantire i sogni, generare confusione o, peggio, malattie. Perché quando colpisce sul serio, lo fa senza pietà. Ed è per questo che in alcune comunità, ancora oggi documentato, si dorme con il letto sollevato da terra, un bel mattone sotto ogni gamba. Tanto lui è basso, e se il letto è più alto di lui, semplicemente non ci arriva.
Ma allora da dove proviene questo Tokoloshe?
Non sarà mica nato per caso, comparendo senza un motivo preciso?
Pare che il suo spirito possa essere evocato tramite un rituale oscuro. Uno stregone, assetato di vendetta o di potere, si reca in un luogo isolato, spesso nei pressi di un fiume o di uno stagno, e da lì richiama l'entità dal mondo degli spiriti. Il suo corpo viene modellato a partire dal cadavere di un uomo piccolo, o di un bambino, risvegliato con incantesimi di magia nera.
Ma io che amo ricercare più fonti, devo dirvi che qui la leggenda si biforca, perché a seconda di chi la racconta, il rituale finale cambia. Da una parte si dice che lo stregone privi la creatura della vista, perché possa vedere nel mondo degli spiriti invece che in quello dei vivi. Dall'altra, in resoconti raccolti anni fa direttamente da chi il Tokoloshe lo temeva sul serio, dice che la lingua viene spaccata in due, così che possa parlare la lingua di chi lo controlla, e usarla dentro i sogni di chi lo teme. Sta di fatto che quando si risveglia, ovviamente, di lui non resta più nulla di umano. Solo puro istinto, un'ombra capace di attraversare le case come un soffio dall'aldilà, invisibile agli occhi ma mai agli incubi. Gli viene offerto anche un intruglio fatto di sangue, erbe e cenere, mescolato ad altre formule magiche, per completare la trasformazione.
Scavando più a fondo ho trovato un dettaglio curioso. Un cadavere rianimato, reso schiavo di uno stregone, che di notte lavora nei campi al posto suo, nelle fonti più antiche che ho studiato non si chiama Tokoloshe. Ha un altro nome, umkhovu, ed è considerato tutt'altra creatura. Quindi niente invisibilità, e va anche nutrito e nascosto come si farebbe con un animale. In quei racconti, il Tokoloshe, non nasce affatto da un morto, ma è già lì, nell'acqua, peloso e vivissimo, in attesa solo di essere catturato. Ma si sa come vanno le leggende quando passano di bocca in bocca per tante generazioni. Tutte le storie che si somigliano finiscono per fondersi, e il Tokoloshe che si racconta oggi è anche un po' umkhovu.
Dettagli a parte, una volta risvegliato o catturato che sia, non appartiene più al mondo dei vivi ma nemmeno a quello dei morti. È uno spirito affamato, che agisce su ordine del suo padrone... ma solo fino a un certo punto. Vedete, sembra che il Tokoloshe non ami particolarmente essere comandato. Una volta soddisfatto l'incarico per cui è stato evocato, è libero di andarsene, e di colpire chiunque gli si pari davanti.
Nel caso ve lo stiate domandando... come si fa a riconoscere la sua presenza?
Di certo non sentireste rumore, né ci sono impronte rimaste da qualche parte. Pochi indizi sparsi... ad esempio una bottiglia d'acqua che si rovescia da sola. Una candela spenta senza che nessuno soffi o per via del vento che entra dalle finestre. Magari un flebile sussurro all'orecchio che sveglia nel cuore della notte.
O, più semplicemente, vi svegliate e vi mancano dei pezzi di dita dei piedi. Pare sia il segno più antico e più raccontato del suo passaggio, quello che, tradizionalmente, toglieva ogni dubbio che non fosse stato solo un brutto sogno.
Ma come farebbe a intrufolarsi ovunque senza che nessuno lo veda mai?
Sembra che gli basti bere un sorso d'acqua, o inghiottire un ciottolo, per sparire del tutto alla vista.
Ci sono tuttavia persone che riportano di averlo visto, ma solo nei sogni, o in quel limbo tra il sonno e la veglia, quando la realtà si fa fragile. Dalle descrizioni si evince che si muova piegato, come se portasse un peso sulla schiena. I suoi occhi poi sono ardenti come braci. E quando sorride, lo fa con quella bocca grande che non è fatta per sorridere.
Alcuni si svegliano paralizzati, incapaci di muoversi o parlare, mentre sentono un peso salire lentamente sul petto. Una pressione crescente. Un respiro che non è il proprio. Sono questi i momenti in cui il Tokoloshe è più vicino. Talmente vicino da sentire il suo sguardo… anche se non c'è.
Nonostante le sue origini affondino in un passato remoto, la sua nomea ha viaggiato oltre i confini. Ad oggi, lo si teme in molte aree del Sudafrica. Certo, c'è chi lo considera una superstizione o una metafora per spiegare il male che colpisce senza ragione. Ma per alcuni… è reale. A tal punto da spingere famiglie a rivolgersi ai guaritori tradizionali, i sangoma, chiedendo protezione, che consiste in talismani, erbe e rituali. Anche soglie e davanzali cosparsi di sale, e di amuleti nascosti sotto i letti. Ah, ovviamente, preghiere da usare come scudi.
E non è una figura confinata al paesaggio rurale, sia chiaro, arriva pure nelle città moderne, tra i palazzi e il traffico, ed è più di una creatura della notte. Non è altro che un riflesso delle paure profonde che abitano l'animo umano. In lui si concentrano tutte le inquietudini che non trovano una spiegazione, dal dolore improvviso alle malattie inspiegabili, ai sogni agitati, insomma, le disgrazie che piombano a ciel sereno.
È un modo semplicistico per dare un volto all'angoscia. La conferma che certi mali sono spirituali, non solo biologici o psicologici. Non è raro infatti che, dopo eventi inspiegabili, gli venga data la colpa. Un'accusa che vale come un tentativo di capire, di proteggersi per tenere il mistero a distanza.
C'è chi però ha provato a spiegare tutto questo in altro modo, tirando fuori la scienza al posto degli spiriti. Nei rondavel di un tempo, dove ci si scaldava tenendo il fuoco acceso tutta la notte in stanze chiuse, il monossido di carbonio, più pesante dell'aria, si accumulava proprio a pochi centimetri dal pavimento. Chi dormiva più in alto, semplicemente, ne respirava meno.
Ma se la scienza prova a smontarlo da una parte, dall'altra si è già rifatto vivo altrove. C'è un film horror del 2018 che porta il suo stesso nome, il tokoloshe. C'è un video musicale dei Die Antwoord, una nota band sudafricana che l'ha scelto come mostro protagonista nel video “Evil Boy”. E compare ancora, di tanto in tanto, nei titoli di certi giornali scandalistici, tirato in ballo ogni volta che serve un colpevole che non sia umano. A quanto pare, non ha più bisogno di chi ci crede davvero. Gli basta un pubblico.
C'è un caso, raccontato da Barbara Tyrrell, che visse in Sudafrica proprio in quegli anni, che va oltre la superstizione da villaggio. Un uomo, conosciuto localmente come "l'Ascia", pagò con la vita l'omicidio di otto donne. Era un apprendista stregone e il suo maestro gli aveva ordinato di ucciderne nove per completare l'iniziazione. Al processo negò ogni cosa. O perlomeno, affermò che a muovergli la mano fosse stato il suo tokoloshe.
Non è l'unica colpa che gli viene attribuita, tra l'altro. Dalla stessa Barbara si legge che il tokoloshe rapisca ragazze, ipnotizzandole perché non riescano a scappare, e più di una gravidanza indesiderata, nel corso degli anni, è stata scaricata sulle sue spalle strette e pelose. C'è persino chi corregge un dettaglio che tanti libri sbagliano. Spoiler, è a luci rosse. Quella che sembra una lunga coda non lo è. Avete inteso bene, è tutt'altro, portato sulla spalla mentre cammina.
E vi ricordate quel dettaglio che dicevo prima di demone acquatico?
La stessa fonte aggiunge un'immagine che vale la pena di tenersi. Alcuni tokoloshe vivono in capanne sul fondo del fiume, in bolle d'aria sospese sotto la corrente, invisibili quanto lui.
Le leggende cambiano volto, mutano voce, si adattano a chi le racconta, ma raramente svaniscono del tutto. Il Tokoloshe lo dimostra bene: è sopravvissuto ai villaggi che lo hanno visto nascere, alle città che avrebbero dovuto renderlo superfluo, persino alle aule di tribunale, dove qualcuno ha provato a usarlo come scusa.
Chiamatelo demone, spirito o ombra. Cambia poco. Quello che fa davvero paura non è tanto la sua forma, quanto l'idea che qualcosa possa entrare dove non dovrebbe, che sia nella vostra casa o nei vostri sogni, in quel sonno dove siete più indifesi.
E forse non è mai stata una questione di crederci o no.
Pensateci... Ci sono paure che arrivano a gamba tesa sulla ragione, sfondandola così da restare infilata tra un pensiero razionale e l'altro, aspettando solo il buio per farsi sentire. In pratica, non serve che il Tokoloshe esista davvero. Basta che, per un secondo, non siate del tutto sicuri che non esista.
Se pensate sia roba da villaggio, da tempi che furono... sappiate che stanotte, in un palazzo di Johannesburg, con la fibra ottica e l'ascensore che funziona, qualcuno spegnerà la luce solo dopo aver controllato l'altezza del proprio letto.
Grazie per aver camminato con me ancora una volta, ascoltando questa leggenda.
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Da Matteo è tutto, ci sentiamo nel prossimo episodio, di “Storie e Leggende dal Mondo”!