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Storie e Leggende dal Mondo Dove ascoltare

Arione e il Delfino

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Illustrazione di Arione, poeta greco con cetra e mantello rosso, sulla prua di una nave antica al tramonto; un delfino salta tra le onde e sullo sfondo un tempio su una collina.
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La leggenda greca del citaredo di Lesbo

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Se guardiamo alle grandi leggende mitologiche dell'antica Grecia, spesso parlano di dei gelosi ed eroi invincibili, ma ogni tanto ne spunta una più piccola, rimasta ai margini dei racconti più famosi e con un protagonista che invece di impugnare una spada, suona la cetra.

La storia di Arione e il delfino arriva da Metimna, sull'isola di Lesbo, ed è stata messa per iscritto da Erodoto e raccontata in una variante più elaborata da Igino nelle sue Fabulae. Arione è un citaredo, un poeta musicista che attraversa il mondo greco cantando versi e leggende. Si racconta ancora oggi perché parla di viaggi, di talento e di un ritorno a casa che non va come previsto.

Quello che rende particolare questa leggenda è il modo in cui un racconto di mare e di musica ha lasciato tracce che arrivano fino a noi, e molto più lontano di quanto si possa immaginare. Le fonti antiche, inoltre, non la raccontano allo stesso modo. Ogni versione aggiunge qualcosa, ed è per questo che vale la pena ascoltarle insieme.

👉 In questo episodio viaggiamo nell'antica Grecia, da Lesbo a Corinto passando per le colonie della Magna Grecia, per seguire un poeta in un viaggio di ritorno che nessuno si aspettava così.

Premi play ▶️ e salpa con me, tra le onde del mediterraneo con la leggenda di Arione e il delfino.


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🕮 Trascrizione Episodio
Benvenuti a "Storie e Leggende dal Mondo", il podcast che vi accompagna tra i confini del tempo e dello spazio, dove ogni racconto è una porta socchiusa su ciò che siamo stati… o che avremmo potuto essere. Quella che vi sto per raccontare non è la solita storia di dèi gelosi, eroi invincibili o guerre immortali. No. Quella di oggi è una leggenda minore. Una di quelle rimaste ai margini, sotto la polvere dei racconti più grandi, ma non per questo… meno potente. Procediamo con ordine. Siamo nell’antica Grecia, più precisamente nel VII secolo A.C. Un periodo in cui il mare era decisamente un confine tra la vita e il mistero e dove i poeti avevano un posto tra i guerrieri, poiché certe voci valevano quanto un esercito. È un racconto che è stato messo per iscritto da Erodoto, il primo storico della Grecia e, in una versione più tarda, anche da Igino, che nelle sue Fabulae ne ha raccolto una variante più elaborata, con qualche dettaglio in più rispetto al racconto di Erodoto. E ad essere sincero, a leggerlo bene… sembra una favola a tutti gli effetti. Una di quelle che iniziano in un palazzo… e finiscono in mezzo al mare. Preparatevi ad ascoltare una storia di viaggi e inganni… alla scoperta di un uomo che, invece di gridare… cantò. Il protagonista della nostra storia si chiama Arione e viene da Metimna, una città dell’isola di Lesbo. Devo esordire dicendo subito che non si tratta di un uomo qualunque. Secondo alcune versioni del mito, non è neppure del tutto umano. Pare sia il figlio del dio Poseidone e di una ninfa. Ma che sia nato da un dio o da un mortale poco importa, perché ciò che conta davvero… è ciò che sa fare. Arione è un citaredo, uno di quei poeti musicisti che attraversavano il mondo greco raccontando storie, cantando versi e leggende, accompagnandosi con la cetra. Queste figure non sono solo artisti, ma anche messaggeri e custodi di ciò che non andrebbe dimenticato. A volte, quasi senza rendersene conto, anche un po' profeti. Ma Arione non si limita a cantare bene. Lascia proprio di stucco i suoi ascoltatori. Quando si esibisce nei porti, nei templi, o nelle corti dei potenti, la sua voce sembra fermare il tempo. Le parole che trasforma in musica toccano. E chi ascolta lo sente, perché quello che sembra un canto, è in realtà qualcosa di più profondo. Secondo Erodoto, fu il primo di cui abbiamo notizia a comporre un ditirambo, il canto in onore di Dioniso, e a dargli un nome. Secondo la Suda, un lessico bizantino, fu anche il primo a istituire il coro. E il ditirambo, per Aristotele, è all'origine della tragedia. Un passaggio fondamentale: dal canto al coro… e dal coro al teatro. La sua fama quindi cresce. I suoi versi attraversano l’Egeo più velocemente delle navi, così veloce che anche i potenti cominciano a cercarlo. Da lì a giungere alla corte del tiranno Periandro di Corinto, il passo è breve. Sto parlando di uno di quei governanti temuti, ma noti per la loro intelligenza. Un “saggio”, come lo avrebbero poi chiamato alcuni Greci. Uno che sapeva ascoltare, e che sapeva riconoscere quando un uomo portava con sé qualcosa che nessun altro aveva. Periandro lo accoglie, lo protegge, perché difatti lo stima molto. Ma Arione non si lascia rinchiudere nella gloria. Lo convince a lasciarlo andare per continuare il suo viaggio, riuscendo a spingersi ancora più in là, nelle colonie della Magna Grecia, in quel mondo greco che si era radicato tra le coste dell’Italia meridionale, dalla Sicilia fino alla Puglia. È lì che si arricchisce enormemente, cantando di città in città. Poi, quando decide di tornare a Corinto, si imbarca a Taranto. Sale quindi su una nave. E salpa. Purtroppo per lui, non poteva sapere che quel semplice viaggio di ritorno… sarebbe diventato la leggenda che ha dato il titolo a questa storia. Il viaggio verso Corinto inizia tranquillo. La nave che lo trasporta è corinzia, e questo lo rende sicuro che la tratta sia quella giusta verso casa. Con sé porta tutto quello che ha guadagnato nelle colonie del sud Italia: una vera fortuna, accumulata con la sua musica. Tuttavia una ricchezza così non passa inosservata. A bordo di quel natante c'è chi la guarda con occhi smaniosi. I marinai lo osservano in silenzio e col passare dei giorni, mentre Arione si esercita con la sua cetra o guarda semplicemente l’orizzonte, loro si fanno due conti. Con quell'abbiente passeggero a bordo lì pervade un'idea... Sanno che basta una scelta… per trasformare un passeggero in un problema da eliminare. Così, una notte, lo chiamano. Prima lo circondano, poi gli dicono la verità, nuda e brutale. Arione li supplica, cercando di offrirgli tutti i suoi averi, e chiedendo solo di aver salva la vita. Ma per i marinai non c'è pietà. O si getta subito in mare, oppure si deve suicidare per ottenere la sepoltura sulla terraferma, permettendo loro di discolparsi da quella morte. Lui capisce che è finita avendo solo una scelta da fare. Ma ecco che lì, su quel ponte, gli viene un'idea che nessuno si aspettava. Invece che cercare di scappare, chiede solo di indossare i suoi abiti di scena e di cantare un'ultima volta. I marinai si guardano, del tutto spiazzati, ma acconsentono. Forse per curiosità, o forse perché non temono di certo un uomo con una cetra in mano. Sta di fatto che Arione si prepara in religioso silenzio. Ma attenzione, perché da questo momento la storia comincia a cambiare. L’aria si fa densa. Sulla nave, tra le vele gonfie e gli sguardi tesi dei marinai, Arione si dispone per quella che sembra la sua ultima esibizione. Indossa le sue vesti di scena, quelle riservate alle grandi occasioni, l’abito del cantore. Pensate... invece di reagire con rabbia, stava scegliendo di rispondere con la bellezza. Perfino il vento, che fino a poco prima soffiava gonfiando le vele, sembra arrestarsi. In Fabulae, Igino racconta che Arione avesse fatto un sogno tempo addietro. Il dio Apollo in persona gli era apparso e gli aveva detto di cantare con la ghirlanda sul capo e le sue vesti di scena, e di affidarsi a coloro che sarebbero venuti in suo aiuto. Forse è per via di quel sogno che, in quel momento, non trema affatto. Dopo un breve respiro impugna la cetra, poi inizia a toccare le corde. Da esse esce un suono puro, teso ma sottile. Le corde vibrano nell’aria come fili d’oro, e il suo canto si alza come una preghiera. Più che una musica, sembra essere un richiamo. Un atto di bellezza lanciato nel vuoto. La sua voce scivola tra i flutti, si riflette sul legno della nave e attraversa i corpi rigidi degli uomini che hanno già deciso il suo destino. Eppure… tutti tacciono. C'è qualcosa in quel timbro, ma anche nel ritmo e nel respiro stesso della melodia… che li trattiene. La musica sospende ogni cosa e quel ponte ora non pare più un luogo di condanna, ma un altare. Mentre le note si diffondono nell'aria, un gruppo di delfini nuota vicino alla nave. Quando l’ultima nota si dissolve nell’aria salmastra, Arione, senza esitare, si volta verso il mare, e si lascia cadere. Il suo corpo sparisce tra le onde, inghiottito dall’acqua senza una sola parola. La nave riprende a muoversi, e con essa gli uomini che hanno appena assistito a qualcosa che… forse… non avrebbero più dimenticato. Arione è morto, inghiottito tra le onde. La nostra storia può finire qui... se fosse vero. Perché questo, cari ascoltatori, è quello che credono i marinai. Un problema risolto, no? Una storia chiusa. Diversamente, il mare… non è della stessa idea. Mentre il corpo di Arione galleggia inerte, un delfino si avvicina e lo solleva, portandolo con sé. Inizia quindi la loro traversata verso riva, sì, verso casa. Può sembrare una coincidenza fortuita, lo so, ma forse non lo è. Se ricordate, vi avevo menzionato il sogno con il dio Apollo, dove gli aveva detto di affidarsi a chi sarebbe venuto in suo aiuto. Ad ogni modo, quel viaggio, sta accadendo per davvero. Arione è vivo, e sta tornando. Qui le fonti si dividono, e per onestà intellettuale ve le riporto entrambe. Per Erodoto Arione sbarca a Capo Tenaro, in Laconia, dove in seguito è stata eretta, per almeno 600 anni, una statua di bronzo di un uomo in groppa a un delfino. Per Igino, invece, lo porta proprio fino a Corinto. Quello che succede dopo, ve lo prendo da quest'ultimo. Arione arriva prima della nave degli uomini che l'avevano condannato. Il delfino, purtroppo, non viene più respinto in mare e muore lì, sulla riva, perché Arione, impaziente di partire, non pensa a lui. Raggiunge la corte di Periandro portando con sé una storia che sembra impossibile da credere. La nave su cui è partito è attesa a giorni, e nessuno sa cosa sia accaduto. Nessuno… tranne Arione. Ecco che prontamente gli racconta ogni cosa, a partire dal viaggio, dal tradimento e di quella scelta proposta sul ponte della nave. Ma anche del suo ultimo canto, del tuffo tra le acque, e soprattutto… del delfino. Periandro ascolta tutta la storia con molta attenzione, e capisce che quella appena raccontata, è una verità che va protetta, ma anche usata con intelligenza. Ordina infine la sepoltura del delfino, facendo erigere un monumento funebre proprio lì, dove la creatura si è spenta dopo essersi spesa per salvare Arione. Un gesto di gratitudine, indubbiamente, ma anche un segno, sì, un segno che, presto, avrebbe parlato da solo. Periandro comprende che serve prudenza. E non sbaglia. Vedete, la verità, quando arriva troppo in fretta, rischia di non essere creduta. Così decide di non agire nell'immediato, aspettando e preparando un piano. Poco tempo dopo, la nave attracca al porto di Corinto. Periandro convoca i marinai e chiede loro notizie di Arione. Loro rispondono senza esitare che è morto, e l'hanno seppellito loro stessi. Periandro li ascolta, poi annuncia che il giorno dopo giureranno davanti al monumento del delfino, e nell'attesa, li fa rinchiudere in prigione. Ecco che il piano prende forma. Dovete sapere che nel frattempo, fa nascondere Arione dentro il sepolcro del delfino, vestito esattamente come quando si è gettato in mare. Così, il giorno seguente, i marinai vengono condotti proprio lì e sono costretti a giurare su quello che è successo ad Arione. Loro, ovviamente, lo credono lontano, non sanno che è già lì, a pochi passi. Tuttavia al cospetto di un tiranno, è sempre bene misurare le parole, e loro non cambiano la versione dei fatti. Giurano che Arione è morto. La loro linea è pronunciata con sicurezza, convinti che la verità sia nascosta per sempre. Immaginate le loro facce ora che Arione esce dal sepolcro, con tanto di cetra e le vesti di quel giorno. I volti impallidiscono e le parole che prima uscivano così bene, ora si spezzano in gola. Tutto quello che era stato costruito… crolla in un solo istante. Avuta la conferma, Periandro non esita più di tanto. Fa crocifiggere i colpevoli proprio lì, accanto alla tomba del delfino. Prima di chiudere l'episodio, voglio concludere parlandovi di cosa rimane di questa storia nel cielo. Sì, nella versione più tarda, Apollo, colpito dalla bravura di Arione con la cetra, prende lui e il delfino e li porta tra le stelle. Il delfino è ancora lì, una costellazione piccola, poco luminosa, che se non sapete dove guardare vi sfugge. Gli antichi, però, non erano tutti d'accordo su chi fosse quel delfino. C'è però un'altra tradizione che con Arione non c'entra niente. Sarebbe in realtà il messaggero che Poseidone mandò a cercare Anfitrite, quando lei fuggì per non sposarlo. Il delfino la trovò, la convinse, e come premio il dio lo mise in cielo. Due storie quindi che condividono una sola costellazione. Io, ovviamente, ho già scelto da che parte stare. Se volete cercarla, il disegno è abbastanza semplice, individuate un piccolo rombo di quattro stelle, con una quinta a fare da coda. C'è anche un ultimo dettaglio, molto più recente. Nel 2015 l'Unione Astronomica Internazionale ha dato un nome a un pianeta che gira attorno a una stella proprio di quella costellazione. Sapete come si chiama il pianeta? Ebbene sì, Arione. E la stella, Musica. I nomi li ha proposti il club di scienze di un liceo giapponese, probabilmente amanti delle leggende come noi. D'altronde, una canzone ben riuscita, può arrivare lontano. E in questo caso, a più di duecento anni luce. Grazie per aver ascoltato questa storia. Se questo racconto vi ha lasciato qualcosa, anche solo un’immagine, un dubbio, o un piccolo silenzio dentro, allora ha fatto il suo lavoro. Se vi è piaciuto, potete seguirmi sui social, o sul sito storieleggende.it, e se volete aiutare questo progetto a crescere, potete lasciare una recensione, un commento oppure, semplicemente, condividere questa storia con qualcuno a cui potrebbe piacere. Noi ci risentiamo presto, con un’altra leggenda nel prossimo episodio di “Storie e Leggende dal Mondo”!